venerdì 29 giugno 2012

Che cos'è l'istinto?
...spesso esso viene considerato come un qualcosa di contrapposto alla ragione e che quindi può condurre a scelte sbagliate...ma è davvero così? Quante volte ciascuno di noi nel fare una scelta ha preferito ascoltare l'istinto anzichè la ragione e poi tale scelta si è rivelata la più giusta che si potesse fare?E se l'istinto fosse il risultato di un'intelligenza evolutiva e non fosse poi così "primitivo" come spesso si crede?


"Di regola le grandi decisioni della vita umana hanno a che fare più con gli istinti che con la volontà cosciente e la ragionevolezza"
(Carl Gustav Jung)

"Due cose istruiscono l'uomo su tutta la sua natura: l'istinto e l'esperienza"
(Pascal)




Se qualche volta lasceremo perdere la ragione per seguire l’istinto, ci sentiremo più esperti e arbitri della nostra vita.
(G. D'Oria)


Quando piombi nella disperazione più cupa,
ti si offre l’opportunità di scoprire la tua vera natura.
Proprio come i sogni prendono vita quando meno te lo aspetti,
così accade per le risposte ai dubbi che non riesci a risolvere.
Lascia che il tuo istinto tracci la rotta per la saggezza [...]
(Sergio Bambarén)






La libertà di scegliere
Secondo Immanuel Kant la libertà di pensiero è la "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro". Kant riteneva che la libera circolazione delle idee fosse il fondamento della conoscenza e dell'emancipazione dell’uomo. A questa visione però si contrappone una società che ci vuole sempre uniformati alla massa e ad un potere politico che non rispecchia molte volte il modo di pensare di ognuno di noi. Possiamo manifestare liberamente le nostre opinioni all’interno della società ma, in realtà, ci sono sempre dei vincoli che non permettono di compiere delle scelte che sono concordi con il nostro modo di pensare. Un esempio è dato dal Testamento Biologico che in Italia ancora è fonte di acute discussioni e non è accettato a livello giuridico e religioso. Privare il cittadino di lasciare un testamento biologico significa creare una discriminazione tra chi è cosciente e ha pieno controllo del proprio corpo e delle proprie sensazioni e chi, invece, ha perso completamente la capacità di intendere e volere.
Non è forse questa una violazione della nostra libertà di pensiero? Non è questa una chiara sottomissione a volontà altrui? 

giovedì 28 giugno 2012

In Italia trapianto di staminali in un paziente con la Sla

La ricerca italiana sta facendo grandi passi avanti, nonostante il periodo di crisi, questo non può che farci onore!Speriamo che la sperimentazione possa proseguire e si possa arrivare alla cura definitiva della malattia. http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2012/06/27/Italia-trapianto-staminali-un-paziente-la-Sla_7105275.html
La "pillola del giorno dopo" è abortiva ?

La pillola del giorno dopo è un metodo contraccettivo occasionale che ha la capacità di evitare una gravidanza in una situazione d'emergenza che potrebbe verificarsi in seguito ad un rapporto sessuale non protetto da altri metodi contraccettivi, o in seguito a fallimento di altro metodo contraccettivo (per esempio in seguito a rottura di profilattico).Comporta l'assunzione di una pillola contenente 1,50 mg di un ormone progestinico, da prendere entro un tempo massimo di 72 ore dal rapporto sessuale.
Al momento della commercializzazione in Italia della "pillola del giorno dopo"si è assistito ad  un vivace dibattito.
Vi era lo schieramento di coloro che erano favorevoli alla sua commercializzazione, tra cui le Autorità sanitarie, i quali asserivano che la pillola non è abortiva, e lo schieramento di coloro che invece denunciavano la capacità della pillola di produrre la interruzione della gravidanza.
Ma questo più che un problema etico è di natura scientifica.
Questa è la lettera inviata, in risposta ad una specifica richiesta, dal Capo Ufficio Stampa del Ministero della Sanità:

"la "pillola del giorno dopo" non è abortiva perché impedisce all'ovulo fecondato di annidarsi nell'utero. La comunità scientifica internazionale dei ginecologi, nel 1985 su richiesta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha affermato che "la gravidanza ha inizio quando l'ovulo fecondato attecchisce all'utero materno".
Intervenendo prima di questo momento non si interrompe la gravidanza perché questa non ha ancora inizio. Non c'è infatti aborto se non c'è gravidanza...."

martedì 26 giugno 2012

La ricerca per l'uomo o l'uomo per la ricerca?



Trenta bambini sono nati grazie ad una nuova tecnica di fecondazione artificiale: nuova, ma davvero shockante. Infatti si è saputo che al St. Barnaba Institute for Reproductive Medicine del New Jersey (USA) alcuni ricercatori hanno permesso a donne sterili, a causa di un difetto degli ovociti, di avere dei figli. La procedura, definita "ooplastic transfer", è teoricamente semplice, perché si è intervenuto con la sostituzione dei mitocondri cellulari difettosi, responsabili della sterilità. La cellula uovo, come ogni altra cellula, è costituita da un nucleo che è attorniato da numerosissimi organelli denominati mitocondri: nucleo e mitocondri sono racchiusi dalla membrana cellulare ed insieme formano l'ovocita. 
I ricercatori hanno prelevato alcuni mitocondri dagli ovuli di donne sane e li hanno trasferiti nelle cellule di donne infertili. Successivamente è avvenuta la fecondazione - in vivo o in vitro - e quelle donne hanno potuto avere un bambino. A quei ricercatori deve essere apparso come un notevole progresso della scienza, ma da molte parti si sono alzate voci allarmate per il nuovo limite etico superato. Infatti, i mitocondri sono piccole strutture che contengono geni, e quindi DNA, e trasmettono dalla madre al figlio i cosiddetti caratteri ereditari: inserire nuovi mitocondri nella cellula uovo comporta conferire nuovi caratteri al figlio. 
Siamo giunti alla tanto temuta genetica alterativa? Alla fine anche l'uomo è stato geneticamente modificato come alcune specie vegetali? R. Colombo docente, dell'Università Cattolica, ha giustamente precisato che non ci troviamo di fronte ad un interevento di ingegneria genetica alterativa, perché non è stato modificato alcun gene. Tuttavia, egli stesso ha aggiunto che l'esperimento resta ugualmente grave da un punto di vista scientifico ed etico. In definitiva, quel figlio si trova ad avere un padre e due madri biologiche, perché il suo DNA mitocondriale e, pertanto, i suoi geni risultano composti da quello di due donne oltre che da quello del padre. 
La comunità scientifica internazionale ha accolto con grande severità il nuovo intervento del New Jersey perché non c'è nessuna prova che questo sia un possibile trattamento valido per la sterilità femminile. Secondo lo scienziato inglese Winston è assai pericoloso introdurre in un individuo una parte estranea di DNA, cioè di un segmento d'informazioni genetiche che potrà essere trasmesso alle future generazioni. 
In Italia, secondo G. Berlinguer, presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica, determinare le caratteristiche che entrano nel patrimonio genetico di una persona e che verranno trasmesse anche alle generazioni future contrasta con la libertà e la dignità umana. Preoccupato è anche R. Colombo per il quale c'è il rischio che i geni mitocondriali, dopo quell'intervento, risultino sbilanciati e divengano la causa di malattie riguardanti l'apparato muscolare e neurologico. In altre parole, non siamo sicuri che quei bambini siano in realtà sani. 
Ora, al di là di tutte le censure etiche e scientifiche, l'esperimento del New Jersey resta paradigmatico perché pone una domanda fondamentale: si deve porre un limite alla ricerca? La domanda è di grande attualità, perché recentemente in Italia un partito politico ha messo nei suoi programmi proprio l'impegno a liberalizzare, più di quello che non sia già, la ricerca scientifica. Dal momento, poi, che l'aspirazione alla libertà - in qualunque senso sia orientata - trova sempre sostenitori, alte cariche dello Stato si sono mostrate solidali con questa istanza. 
Che cosa rispondiamo? Con realismo affermiamo che, da un punto di vista etico, la ricerca non è un fatto di per sé neutro. È un agire già buono o cattivo in partenza, perché è specificato dai mezzi scelti ed è sempre carico di conseguenze. H. Jonas, filosofo contemporaneo, ha fatto chiarezza su questo punto perché ha dichiarato che la ricerca scientifica di oggi è radicalmente diversa da quella del passato: ieri si poteva, forse, conoscere in teoria e, poi, verificare nella pratica le proprie teorie. Oggi, no! Infatti si conosce applicando e coinvolgendo molte volte l'uomo in tali studi. 
Jonas invitava i ricercatori ad assumere una grande prudenza, perché - diceva - tante volte si arriva ad un punto delle proprie sperimentazioni dove essi avvertono che si può ancora proseguire, ma per il bene dell'uomo, presente e futuro, devono decidere di fermarsi. Al mondo scientifico è richiesta una grande responsabilità per distinguere ciò che è tecnicamente possibile, da ciò che è moralmente bene; ancora, è richiesta una moderazione non solo nel volere fare, ma anche nel voler conoscere a tutti i costi. 
In questo senso la ricerca scientifica ha e deve avere un limite, perché lucidamente s'interroga se stia promovendo davvero il bene dell'uomo e di ogni uomo o, se al contrario, ne offenda la dignità, anche solo di alcuni. Allora, il giudizio etico non è qualcosa di cosmetico o di fastidioso, aggiunto dall'esterno, ma appartiene alla verità stessa della ricerca e rivela la sua fedeltà all'uomo. 
Negare un limite antropologico ed etico alla ricerca significa consegnare nelle mani di pochi un potere assoluto nei confronti dei più indifesi, quali sono per esempio gli embrioni.

domenica 24 giugno 2012

Stop amniocentesi!

Una recente scoperta da Hong Kong dimostra come da una semplice analisi del sangue materno si possa risalire a eventuali malformazioni del feto (che potrebbero provocare fibrosi cistica o sindrome di Down). I ricercatori per arrivare a tale conclusione sono partiti dalla scoperta che nel sangue materno ci sono diversi frammenti di Dna del nascituro (circa 10%) in seguito allo smaltimento di cellule morte che attraversano la placenta. Questo progresso rende sicuramente più facile e meno rischioso individuare se il feto è sano oppure no e potrebbe scrivere una nuova pagina sul tema etico dell'aborto. Molte donne infatti per paura di perdere il bambino non effettuavano l'amniocentesi per cui portavano a termine la gravidanza, ora invece si potrebbe ricorrere più frequentemente all'aborto in caso di malattia del feto. Sembra che la scienza con i suoi avanzamenti tecnici ci permetta di scegliere, forse portando a un declino la sacralità della vita?

sabato 23 giugno 2012

Legge 40/2004 -fecondazione assistita

Documentandomi sulla legge che regola la pratica della fecondazione assistita, mi sono accorta che quanto afferma Mori nel "Manuale di Bioetica" è corretto: l'atteggiamento giuridico è quello di vietare le tecniche "più scottanti" sul piano etico. La prima reazione è la negazione di ciò che appare contro le idee tradizionali di procreazione. E' vietato il ricorso a fecondazione eterologa (molto spesso infatti si sente parlare di coppie che si rivolgono a Paesi esteri per poterla praticare, per esempio in Svizzera), è anche vietata la crioconservazione e la maternità surrogata. Per quanto riguarda la crioconservazione ovvero la conservazione dei gameti o dell'embrione in azoto liquido, è consentita solo in caso di problemi di salute della donna per cui la fecondazione dev'essere rimandata. Eppure l'articolo 2 afferma che lo Stato promuove le ricerche "sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e dell'infertilità" e favorisce "gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l'incidenza". Ma come si può tutelare la ricerca senza la possibilità di usufruire di embrioni (si possono produrre solo fino a 3 embrioni e non se ne possono formare di nuovi per il  solo uso sperimentale). Vietare è un modo per rimandare un problema, forse con la speranza che non si trovi un punto d'accordo e la questione etica diventi meno insistente e si ritorni alla concezione tradizionale di procreazione. Un punto d'accordo non può essere trovato se non si dà la possibilità a chi sostiene la fecondazione assistita di dimostrarne gli effetti che richiedono tempi più o meno lunghi. C'è chi afferma che con l'avanzamento delle tecniche biomediche, in un futuro (non molto prossimo se non si liberalizzano maggiormente le pratiche) potremmo anche arrivare a preferire la fecondazione assistita alla naturale perchè sarà possibile evitare la perdita di un maggior numero di embrioni (cosa che avviene anche nella fecondazione naturale). Ai posteri va l'augurio di poter godere di questo vantaggio, a noi (intesi come comunità civile)  la possibilità di fare qualcosa attraverso le leggi.